lunedì 12 aprile 2010

L'Osservatore Romano perdona John Lennon e «riabilita» i Beatles..


Proprio in occasione del quarantennale dello scioglimento del quartetto di Liverpool, due giornalisti del giornale della Santa Sede esaltano la creatività e il «fiuto» epocale della band inglese
La coppia Vallini-Fiorentino riabilità Lennon-McCartney. I primi due sono giornalisti. I secondi sono celebri musicisti pop. I primi due sono firme dell'Osservatore Romano, gli altri sono semplicemente la quintessenza dei Beatles, senza dubbio i più creativi autori di musica popolare nel Novecento. Quarant'anni dallo scioglimento del quartetto di Liverpool il Vaticano riabilita i Beatles. Nell'edizione del week-end dell'osservatore Romano, in un articolo uscito il 10 aprile (data del famigerato scioglimento) Giuseppe Fiorentino e Gaetano Vallini ripercorrono i «sette anni che sconvolsero la musica» e si lanciano in un clamoroso repechage postumo. Pur con tutti i loro difetti (si dichiararono più famosi di Gesù) i fab four non hanno pari, dicono i due autori. «Le loro bellissime melodie hanno cambiato per sempre la musica leggera e continuano a regalare emozioni». Dopo di loro, «musicalmente, nulla è più stato come prima». «È vero - scrivono Fiorentino e Vallini, i Beatles - hanno assunto sostanze stupefacenti; travolti dal successo hanno vissuto anni scapestrati e disinibiti; in un eccesso di spacconeria hanno detto persino di essere più famosi di Gesù; ... certo non sono stati il migliore esempio per i giovani del tempo, ma neppure il peggiore. Tuttavia ascoltando le loro canzoni tutto questo appare lontano e insignificante. A quarant'anni dal turbolento scioglimento restano come gioielli preziosi le loro bellissime melodie che hanno cambiato per sempre la musica leggera e continuano a regalare emozioni». «Più che rammaricarsi di cosa non è stato - conclude l'articolo - è forse più interessante porsi la domanda su come sarebbe la musica leggera senza i Beatles. Di quella magica alchimia creativa, un misto di genialità e di incoscienza, sono stati scritti fiumi di parole. Ma a contare davvero è il valore della loro eredità musicale che, per l'influenza che ha avuto e continua ad avere, è inestimabile. Decine e decine di gruppi si sono ispirati a loro e continuano a farlo, ne hanno ripreso le intuizioni. Un'eredità importante, dunque, che però non si esaurisce nel solo valore filologico, ma che trova la sua principale conferma nel fatto che ancora oggi, quarant'anni dopo, i loro dischi vengono ascoltati non solo da nostalgici ormai maturi ma anche da giovani, persino bambini».
Particolarmente ispirato il finale dell'articolo, quasi agiografico, se non si trattasse del quotidiano della Santa Sede: «Attraverso la loro musica quei quattro ragazzi di Liverpool, splendidi e imperfetti, sono stati capaci di leggere e di esprimere i segni di un'epoca che a tratti hanno persino indirizzato, imprimendovi un marchio indelebile. Un marchio che segna lo spartiacque tra un prima e un dopo. E dopo, musicalmente, nulla è più stato come prima».
Da il Giornale.it

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