sabato 28 agosto 2010

"I Want to hold your hand" : Una canzoncina per lavarsi i denti"


«Ancora tutta questa attenzione sui Beatles? Ne hanno avute tante di gratificazioni, loro. "Rolling Stone" poteva anche puntare su qualcosa non così mainstream: i Beatles camminan da soli, così tanto che non son neanche su i-Tunes, non hanno così bisogno. Anche se li amo molto». Seduto come sempre al pianoforte, il cellulare incollato all'orecchio e le mani sulla tastiera, Morgan inanella mille melodie beatlesiane ascoltando la Top Ten di Rolling Stone Usa sulle miglior canzoni dei Fab Four.

«Posso esser d'accordo su "In My Life", il resto è tutto opinabile. Hanno fatto un lavoro politically correct, mettendo tutti e tre gli autori, anche Harrison ha fatto cose belle, se pure sempre un po' imitative. I Beatles sono stati tanto sentiti e abusati, io penso piuttosto a canzoni particolari: nel White Album ce n'erano di molto belle, tipo "Happiness is a Warm Gun", oppure c'è "Because". Penso anche a "If I Fell" o "I'm Only Sleeping", un po' meno conosciute, sarà una mia deformazione».

Dolenti note su «Let It Be»: «E' bruttina rispetto alle altre, quando comincia a risuonare tra le folle le note sono quelle di "Hey Jude". Non c'è paragone con "Maybe I'm Amazed". McCartney in "Revolver" ha scritto "For No One", un fiore armonico rarissimo. Lo amo quando è più di nicchia, McCartney, è un grande compositore ancora oggi».

Ma lei, Morgan, le sa tutte...«Praticamente sì, i Beatles sono come la pastasciutta, una cosa normale. Poi erano anche l'unico nome sul quale mio madre e mio papà andavano d'accordo. E ancora sono vari, per tutti i gusti, dalla compilation strappalacrime al rock'n'roll».

Franco Battiato comincia a sussurrare «Ahi ahi» al primo titolo della classifica beatlesiana, «A Day in the Life», un numero uno che non ha stupito solamente lui. Poi commenta: «Ne hanno azzeccate un paio, che di meno non potevano. In queste dieci non ci sono le più belle, se non "Yesterday" e "Strawberry Field". Ne mancano una cifra, per dire, "Penny Lane" e cose del genere, anche più interessanti musicalmente, come "The Long and Winding Road"; e "I Want to Hold Your Hand" è veramente troppo facile, debbo dirlo: una canzoncina per quando si lavano i denti».

Ma poi, per l'eclettico artista siciliano, è l'idea stessa di compilare una classifica, a non stare in piedi: «Il problema è che noi siamo mutevoli, ciò che piace in un'epoca, subito dopo non piace più».

Ma allora, perché ci si continua a cimentare in questo esercizio, in verità un po' sterile? «Non sarà una cosa creata per riempire, risvegliare, fatta per manovre d'ufficio, per ragioni strategiche? A tutte le persone che conosco, delle classifiche non importa proprio niente. Poi tenga conto che siamo in estate, bisogna riempire le pagine, siamo in preda alla globalizzazione che ci costringe a condividere queste idee».

Se le facessero una classifica delle sue canzoni migliori, lei si arrabbierebbe? «Ma non m'importa nulla, è una cosa molta americana e punto. Nelle cose d'arte, le classifiche non si possono fare.

Quando hai una rosa di canzoni meravigliose, una non può esser meglio di un'altra, sarà un'altra cosa: e io le voglio tutte. Non ha senso: una canzone non è la totalità delle emozioni, manca sempre almeno una piccola parte perché si riempia il ventaglio delle possibilità».

Da www.lastampa.it

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