domenica 30 gennaio 2011

30 gennaio 1969: il "rooftop concert"...l'ultima esibizione dal vivo dei Beatles



La celebre esibizione dei Beatles sul tetto della Apple è la realizzazione di un'idea concepita il 26 gennaio nel corso di una riunione. Fu la prima delle due "esibizioni" consecutive dei Beatles con Billy Preston che conclusero il progetto Get Back: la seconda si sarebbe svolta il giorno successivo nello studio del seminterrato.
L'esibizione di quel giorno è passata alla storia come l'ultima del vivo dei Beatles, anche se non fu un vero e proprio concerto. Lo show durò 42 minuti (se ne vede circa metà nel sensazionale film Let it be) e incominciò all'ora di pranzo, come un'esplosione nel vento gelido - mai saliti su un tetto a Londra in gennaio? - che paralizzò parte della capitale fino all'arrivo della polizia, che interruppe lo spettacolo.
Gran parte dei 42 minuti sul tetto fu sfruttata commercialmente, nel film Let It Be e negli album GET BACK (inedito) e LET IT BE. Quella che segue è una descrizione dettagliata del repertorio eseguito, desunta dai nastri a otto piste presenti alla EMI (tra parentesi è indicato se i vari brani furono poi usati su film o dischi). 
1. Ultimi preparativi. Michael Lindsay-Hogg grida "A tutti gli operatori: vai con la prima!". Si comincia con la prova di Get Back, seguita da un applauso educato che evidentemente ricorda a Paul una partita di Cricket perchè il bassista si ravvicina al microfono e mormora qualcosa su Ted Dexter (un giocatore di allora che militava nelle file del Sussex e della nazionale). John dice: "Ci è giunta una richiesta da Martin Luther".
2. Altra versione di Get Back (nel film Let It Be c'è un riuscito montaggio di quelle due versioni). Alla fine del brano, John dice: "...arrivata richiesta per Daisy, Morris e Tommy". 
3. Don't Let Me Down (film Let It Be) seguita a ruota da...
4. I've Got A Feeling (film Let It Be e LP Let It Be), al termine della quale John dice: "Oh, anima mia..." (applausi) "...è proprio dura". A parte qualche verso di I've Got A Feeling, George non canta mai, per tutta l'esibizione sul tetto.
5. The One After 909, al termine della quale John cita sarcasticamente un verso dello standard del 1913 Danny Boy (filmLet It Be, LP Let It Be e Get back).
6. Dig A Pony, con una falsa partenza: "Uno, due, tre, aspetta!" (John si soffia il naso). "Uno, due tre." Al termine, John dice: "Grazie fratelli....mani troppo fredde per suonare gli accordi" (film Let It Be e LP Let It Be, anche se sull'album il produttore Phil Spector avrebbe tagliato il verso iniziale e finale "All I want Is"): Prima dell'inizio, sul nastro a otto piste c'è anche una breve prova della canzone e la voce di John che chiede il testo. Nel film si vede infatti un assistente che si inginocchia davanti a lui con il testo applicato su una cartelletta. 
7. L'assistente di sala Alan Parsons cambia nastro perchè il primo è pieno. Nell'attesa i Beatles e Billy Preston cominciano a strimpellare una breve versione dell'inno nazionale britannico, God Save The Queen. Il nuovo nastro ne coglie gli ultimi secondi, mai pubblicati sull'album nè inseriti nel film.
8. I've Got A feeling, seconda versione sul tetto (assente dal disco e dal film).
9. Don't Let Me Down, seconda versione sul tetto (assente dal disco e dal film), seguita a ruota da...
10. Get Back, terza versione sul tetto, un pò disturbata dall'arrivo della polizia che cerca di sospendere lo spettacolo. La canzone viene quasi interrotta ma riesce ad arrancare fino alla conclusione, con Paul che improvvisa: "Avete suonato un'altra volta sui tetti e lo sapete che alla mamma non piace! Ora vi farà arrestare!". Alla fine Paul rivolge un "Grazie, Mo!" alla moglie di Ringo, Maureen, per l'applauso e le acclamazioni entusiastiche; poi John si riavvicina al microfono per aggiungere, con un che di gigionesco: "Vorrei dirvi grazie a nome del gruppo e di tutti noi e spero che abbiamo passato l'audizione!" (Le parole pronunciate da Paul e John - ma non quella versione della canzone - sarebbero state inserite sull'LP inedito GET BACK. Sull'album LET IT BE, un'abile dissolvenza incrociata tra la Get Back incisa il 28 gennaio per il 45 giri e quelle parole fa sembrare che anche la canzone provenga dall'esibizione sul tetto. L'unica documentazione reale della Get Back, con il finale barcollante è dunque quella del film Let It Be, con tanto di commenti di John e Paul. 
La scarna documentazione di studio dice che alcuni brani (imprecisati) furono mixati provvisoriamente in stereo da Glyn Johns tra le 19.30 e le 22 di quella stessa sera agli Olympic Sound Studios di Barnes. Fatto ciò, Johns fece trasferire di propria iniziativa i mixaggi su acetati che consegnò ai Beatles.
All'uscita del 45 giri Get Back / Don't Let Me Down, la Apple ricavò dal materiale girato da Michael Lindsay-Hogg due filmati promozionali (a colori, 16 millimetri) che distribuì alle emittenti televisive. Non furono però usate le riprese effettuate in studio il 28 gennaio durante le registrazioni del 45 giri ma altri materiali (diversi da quelli poi inseriti nel film Let It Be) sincronizzati con le versioni del disco: per Get Back furono sfruttate le immagini dell'esibizione sul tetto e per Don't Let Me Down una combinazione tra queste e i ciak di Twickenham.
In Gran Bretagna andò in onda solo Get Back: in bianco e nero in quattro diverse puntate di TopOf the Pops (BBC, giovedì 24 aprile, 8 maggio, 15 maggio e 22 maggio 1969, 19.30-20) e a colori nella prima parte di Top Of The Pops '69, trasmessa nel giorno di Natale (14.15-15). Negli Stati Uniti furono invece presentati entrambi i filmati, all'interno del programma The Glenn Campbell Goodtime Hour (CBS, mercoledì 30 aprile 1969, 19.30-20.30). 
"We'd like to say thank you on behalf the group and ourselves and hope we passed the audition!"


sabato 29 gennaio 2011

Mark Waters: una macchina del tempo per viaggiare nella storia dei Beatles

Secondo Variety, Mark Waters è in trattative per dirigere una commedia che avrà come tema di fondo i Beatles. La storia però sarà a quanto pare un pò inverosimile, ma sicuramente il genere piacerà a molti. La sceneggiatura, scritta da Chris McCoy, parla della scoperta di una macchina del tempo da parte di due sfegatati fans dei Beatles. Useranno questa macchina per viaggiare indietro nel tempo e impedire così a John Lennon di conoscere Yoko Ono, ritenendola la causa principale dello scioglimento dei fab 4.
In caso di realizzazione Waters si metterà al lavoro subito questa estate a Londra. Nel frattempo, il regista è in piena post-produzione di "Mr. Popper's Penguins ", interpretato da Jim Carrey, film la cui prima è prevista per il 17 giugno. Tra i precedenti lavori del regista ricordiamo  "Ghosts of Girlfriends Past",   "The Spiderwick Chronicles", "Mean Girls", "Freaky Friday".
Attendiamo ulteriori notizie, curiosi di sapere che saranno gli attori che interpreteranno George Harrison, Ringo Starr, Paul McCartney e John Lennon.

giovedì 27 gennaio 2011

La prima laureata in "Beatlesologia"

Si chiama Mary Lu Zahalan Kennedy ed è la prima persona al mondo ad essersi laureata con una specializzazione in Beatlesologia. La neo Dottoressa, 53enne, cantante, attrice ed ex finalista al concorso di Miss Canada, ha concluso per prima il master in "Beatles, Popolar music e Society" proposto dalla Hope University di Liverpool. Al corso hanno preso parte altri undici studenti.
Da www.repubblica.it/esteri/2011/01/27/foto/tesi_sui_beatles-11719391/1/

lunedì 24 gennaio 2011

And I love her

A suo insindacabile giudizio, il direttore Andrea Marsiletti stila la classifica delle 100 canzone d’amore più belle… quelle più romantiche che ti hanno fatto innamorare, che hai ballato in un "lentone" ad una festa di compleanno, che hai registrato su cassetta o masterizzato per fare un regalo, e dire “Ti amo”. 


Posizione in classifica: 41
Nome canzone: And I love her
Autore: The Beatles
Anno: 1964


"And I Love Her" è un brano del 1964 dei Beatles.
Fu la prima ballata di Paul McCartney; la canzone è stata sempre considerata una dedica d’amore a Jane Asher, con cui Paul aveva una relazione sentimentale.
La composizione, intensa e sognante, è anticipatrice di altre delicate melodie che diventeranno un marchio distintivo di Paul. Ma a differenza delle creazioni future di questa fattura, McCartney aveva ancora bisogno del gruppo, sia per la stesura che per l’esecuzione. John Lennon, infatti, provvide a interrompere la monotonia delle strofe di Paul introducendo un middle eight e George Harrison elaborò una linea solista con l’inaspettato e originale passaggio al semitono superiore, e suo è l’accordo finale in maggiore che chiude il pezzo.
La fase della registrazione presentò qualche problema. L’esecuzione dei primi due nastri era stata realizzata con i classici strumenti elettrificati. Inoltre le percussioni erano pesanti, mancava ancora la sezione centrale e il pezzo era privo di conclusione. All’ascolto fu evidente a tutti nello studio che occorreva rifare la canzone.
Il giorno successivo, 26 febbraio, il brano fu provato su 17 nastri, ma di nuovo i risultati non furono considerati soddisfacenti. Finalmente il 27 il suono pieno e rotondo venne ottenuto dirottando Ringo ai bongo e sostituendo le chitarre elettriche di John e George con strumenti acustici; e in questo modo si raggiunse la soluzione desiderata.
Così nacque un capolavoro della storia della musica!

Da www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=CNZ&pdi=40815

sabato 22 gennaio 2011

" Paul McCartney's Solo Music Career 1970-2010, Life, Love, and a Sense of Child-like Wonder" di John Cherry

Non molti dei tanti libri scritti sulla carriera di Paul McCartney, si sono concentrati esclusivamente sulla sua musica. In realtà, la maggior parte di loro sembrano soffermarsi all'infinito sui suoi anni come membro dei Beatles, dando poca attenzione ai suoi 40 anni (e oltre) di carriera solista. John Cherry ha adottato un approccio diverso, esaminando la  vasta carriera solista del cantante nel libro  " Paul McCartney's Solo Music Career 1970-2010, Life, Love, and a Sense of Child-like Wonder" ora disponibile da Peppertree Press. Non è compito da poco fornire un'analisi critica di quattro decenni di musica in poco meno di 200 pagine. Cherry ha sottotitolato il suo libro, "un approfondito esame delle migliori (e peggiori) canzoni del cantante e autore di maggior successo del mondo". Gli otto capitoli sono ordinati cronologicamente, a partire da McCartney del 1970 album di debutto fino ai giorni nostri. Congratulazioni a Cherry per aver svolto un lavoro così ambizioso. Il suo amore e la passione per la musica di McCartney è ampiamente evidente. Purtroppo la promessa di un esame "approfondito" lascia un po 'a desiderare.
Ciò che manca è una valutazione davvero convincente di ciò che funziona e di ciò che non funziona in ogni album di Sir Paul. La maggior parte della sua analisi critica è relativamente superficiale,  descrivendo solamente il contenuto di ogni album.
Questo non è il primo libro di John Cherry sulla musica di McCartney. Nel 2009 ha pubblicato "Better Than Lennon: The Music and Talent of Paul McCartney", un libro di 128 pagine, scritto con l'intento di creare un caso sostenendo che Paul McCartney era artisticamente superiore a John Lennon, sia durante che dopo i Beatles, ma basando gran parte della sua "prova" sul record di vendite e sulle posizioni in classifica di Billboard e la redditività commerciale, si sa, non ha alcuna correlazione con il valore artistico.
In "Paul McCartney's Solo Music Career " è notevolmente migliorato, ma Cherry non viene mai veramente al cuore dei punti di forza di McCartney, ma nemmeno dei difetti come Simon Leng ha fatto nella sua esplorazione della carriera da solista di George Harrison, "While My Guitar delicatamente Weeps: The Music of George Harrison " dove Leng è riuscito a scavare in profondità nella carriera del Beatle scomparso, valutandola senza nostalgia.
Ma ancora una volta Cherry merita un riconoscimento per aver speso tempo e sforzi per la cronaca minuziosa del lavoro di McCartney  realizzato dal 1970. Per chi ha lacune nella carriera di  McCartney, questo libro sarà probabilmente utile a conoscere anche le sue opere più oscure. Maggiori informazioni su John Cherry e il libro "Paul McCartney's Solo Music Career 1970-2010: Life, Love, and a Sense of Child-like Wonder " si possono trovare nel  sito ufficiale dell'autore..oppure potete acquistarlo qui .

Da blogcritics.org/books/article/book-review-paul-mccartneys-solo-music/




I Beatles sapevano già tutto su Berlusconi!

Nel 1969 si diffuse la voce che Paul McCartney era morto. I fans di tutto il mondo cominciarono a scandagliare i testi delle canzoni dei Beatles alla ricerca di tracce e indizi vari su tale sconvolgente rivelazione.
In realtà, i Fab Four erano avanti con i tempi. Molto avanti. Così avanti che nei loro testi più che le prove della morte prematura del loro bassista si trovano parecchi riferimenti a quel che sarebbe successo quarant’anni più tardi in Italia. Disseminarono dunque le loro canzoni di profezie che, oggi, sono illuminanti. Roba che al confronto Nostradamus è un dilettante e tutte le storie sui templari a Rennes le Chateau finiscono nel dimenticatoio. Quando leggeranno quello che sto per scrivere, sicuramente Roberto Giacobbo imbastirà una puntata di Voyager, Paolo Attivissimo chiuderà il suo blog e Piero Angela si dimetterà dal Cicap.

Dunque, vediamo cosa cantavano i Beatles negli anni Sessanta a proposito delle vicende nostrane di questi giorni.

Nel 1963, è McCartney a spiegare le motivazioni di base di tutta la storia raccontando nel dettaglio il primo incontro con Ruby Rubacuori:
Beh, lei aveva solo diciassette anni

tu sai cosa intendo
e il modo in cui si poneva
era oltre ogni paragone
egli scrive in “I Saw Her Standing There”.

Due anni dopo, aggiunge particolari alla vicenda narrando dell’amica di Ruby (quella sulla cui rubrica telefonica è stato ritrovato il numero di “Papi Silvio Berluscone”):
Michelle, ma belle

Sont le mots qui vont très bien ensemble
Très bien ensemble
ti voglio, ti voglio, ti voglio,

penso che ormai tu lo sappia,
ti raggiungerò in qualche modo
canta senza troppi riguardi in Michelle.

Ancora McCartney spiega nel 1964 come funzionano le serate in casa di Berlusconi e, soprattutto, come si concludono:

Ti comprerò un anello di diamanti, amica mia
Ti prenderò qualunque cosa, amica mia 
Perché non mi importa troppo del denaroracconta in Can't Buy me Love.

Lennon, dal canto suo, prova nel 1965, in Help, a dare una giustificazione a tutta questa deriva dei sensi:
Quando ero giovane
Molto più giovane di oggi
Non avevo bisogno dell'aiuto di nessuno
In nessun modo
Ma ora quei giorni sono passati
E non sono così sicuro di me
Ora, come tutti sappiamo, Berlusconi nega. Ma è Harrison, sempre nel 1965, in Think for Yourself, a consigliare a tutti di non credere alla versione del PresdelCons:

Ho una parola o due
Da dire a proposito delle cose che fai
Racconti tutte quelle bugie
Ancora McCartney, nel 1967, riferisce – in Lovely Rita, canzone dedicata non a caso a una donna di facili costumi – in maniera molto esplicita la vicenda delle gemelle Eleonora e Imma De Vivo, due assidue frequentatrici delle serate arcoriane:

Ci divertimmo e dopo cena
Le dissi che avrei proprio voluto rivederla
Seduto sul divano con una o due sorelle
Un anno più tardi, Lennon svela con quali parole Berlusconi si rivolgerà quarant’anni dopo alle sue ospiti nei momenti più intimi:

Dài dài dài dài
Dài è una tale gioia
Dài prendila con calma 
Tutti hanno qualcosa da nascondere tranne me e la mia scimmia
segnala in Everybody's Got Something To Hide Except for Me and my Monkey.
Ma è il 1968 e Lennon abbandona ogni giustificazionismo per perorare la causa della giustizia, prendendosela con il Cavaliere di Arcore che rifiuta di dare spiegazioni ai magistrati:
cos'hai fatto
Hai coperto tutti di ridicolo
hai infranto le regole
L'hai fatta così grossa che tutti l'hanno vista
per quanto grande tu creda di essere
alla fine avrai quel che ti meriti
canta in Sexy Sadie.

Contemporaneamente, Harrison predice - in Piggies - la linea difensiva seguita dai media compiacenti: così fan tutti, scriveranno i Feltri e i Belpietro e i Sallusti:
Dappertutto ci sono moltissimi porcellini
che vivono vite porcine

Da parte sua, sempre nel solito anno, McCartney compone il suo testo più, ehm, politico - Back in the USSR - e svela il vero motivo dell’amicizia di Berlusconi con Putin:
Beh le ragazze ucraine mi mettono proprio ko
Fanno dimenticare l'Occidente
E le ragazze moscovite mi fanno cantare e gridare
Che la Georgia è sempre nella mia mente(mi si dirà che Paul non è in grado di prevedere anche il dissolvimento dell’Unione Sovietica: ma, onestamente, sarebbe stato pretendere troppo)

Nel 1969, persino il placido Ringo Starr, che in sette anni di militanza beatlesiana compone la miseria di due canzoncine, utilizza una di queste due - Octopus's Garden - per ironizzare su Berlusconi con una fin troppo chiara ed evidente allusione al Bunga Bunga:
Staremmo al caldo sotto la tempesta
Nel nostro piccolo rifugio
Appoggiando la testa sul letto
Canteremmo e balleremmo qua e là
Sapendo di non poter essere trovati
.





Da  nonunacosaseria.blogspot.com/2011/01/i-beatles-sapevano-gia-tutto-su.html

venerdì 21 gennaio 2011

Antologia sui Beatles

Ormai sui Beatles si è scritto tutto e il contrario di tutto. Una storia puntellata di aneddoti, leggende, critiche ed elogi. Si è giunti ad un punto di saturazione tale che ogni nuovo saggio, a meno che non sia animato da intenzioni non prettamente legate ad interessi utilitaristici, appare pleonastico. Non è il caso di “Read the Beatles” (Arcana), curato da June Skinner Sawyers, che analizza la complessità del gruppo di Liverpool attraverso un’ampia collezione di scritti giornalistici, saggi, interviste e, addirittura, estratti di poesie.
Si attraversa l’intera carriera del leggendario gruppo alla luce dei numerosi scritti prodotti e viene dato molto risalto alle relazioni e alle influenze che i Beatles hanno dato e ricevuto.
Molto originale è l’idea di aprire il libro con una mappa di Liverpool che localizza, grazie ad una legenda dettagliata, geograficamente tutti gli eventi riguardanti i singoli componenti.
Non ci sono sostanziali novità e “Read the Beatles” deve essere considerato unicamente come un’ “antologia di scritti d’epoca sull’impatto, l’influenza e la modernità dei Fab Four”, come giustamente recita il sovratitolo.
Non c’è organicità tra i vari scritti ma si cerca di seguire, almeno nella prima parte, un filo conduttore legato alla cronologia degli eventi, si segnalano alcuni articoli famosi, che hanno fatto storia e, ovviamente, si analizza l’impatto che le varie uscite discografiche hanno prodotto sul pubblico e l’apporto che le varie figure di contorno (come Martin Goldsmith) hanno dato.
La parte appetibile dell’intero volume, denso e ricco, però è quella dedicata alle varie individualità del gruppo ed è assolutamente da segnalare l’intervista di Jim Miller a Paul McCartney apparsa nel 1982 su Newsweek durante la quale parlò dell’assassinio di John Lennon.
Altro punto di forza di questo libro, infine, riguarda prettamente la parte finale dedicata alla discografia, compresa quella riguardante i singoli elementi, alla bibliografia e ad una snella e utile cronologia.
“Read the Beatles” non è un libro imprescindibile ma un buon tassello da aggiungere ad una biblioteca, soprattutto se si rientra nell’alveo dei fan dei Fab Four.
June Skinner Sawyers è nata a Glasgow, ha scritto numerosi saggi di musica, viaggi, storia e cultura popolare. Collabora regolarmente con il “Chicago Tribune” e il “San Francisco Chronicle”. È autrice di numerosi libri tra cui “Celtic Music : A Complete Guide” e “Tougher Than The Rest : The 100 Best Bruce Springsteen Songs”. Vive a Chicago.
Autore: June Skinner Sawyers
Titolo: Read the Beatles
Editore: Arcana
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 22,50 euro
Pagine: 544

mercoledì 19 gennaio 2011

Glee scoop: in arrivo brani di Paul McCartney

Eccovi uno scoop musicale su "Glee" che vi farà certo piacere sapere! In uno degli episodi in onda il mese prossimo, Glee rifarà due brani di Paul McCartney. Uno di questi è "Silly Love Songs" e sarà cantato da Blain!
Glee ha vissuto una notte incredibile ai Golden Globes di domenica scorsa, portandosi a casa due premi per la recitazione (congratulazioni, Chris Colfer e Jane Lynch!), ma anche vincendo il titolo di Miglior serie comedy o musical!

La collaborazione di Paul McCartney con Dave Stewart

Nel 2005 Paul McCartney e Dave Stewart hanno collaborato nel brano "Whole Life" per l' EP "One year on 46664", nato  per raccogliere fondi in favore della Nelson Mandela Foundation.
"Whole Life" è una grande pezzo e la particolarità sta nella voce di Paul McCartney che interpreta il brano con molta energia. La cosa più interessante è il modo naturale in cui i due suonino insieme. Peccato che non collaborino più spesso.  
Anche Brian Ray ha parlato di questo brano, raccontando di aver prestato la sua Gibson '63 Dove a Stewart e di aver suonato nel brano.  Ha aggiunto che la canzone è stata registrata nel famoso Studio 2 agli Abbey Road Studios durante le sessions dell'album  "Memory Almost Full"
Qui di seguito potete ascoltare il brano originale...e anche il video in versione rehersal.
Buon divertimento!





Whole Life by martinimoment




Da www.examiner.com/paul-mccartney-in-national/paul-mccartney-and-dave-stewart-collaborate-on-whole-life