giovedì 3 febbraio 2011

EMI acquisita da Citigroup


La EMI è stata acquisita dal suo principale creditore, la banca americana Citigroup, sollevando dubbi sul futuro per  una possibile svendita della casa discografica.

Nel 2006 il gruppo EMI (con dentro EMI Records e quindi Blue Note, Capital, Virgin, Mute, Parlophone, giusto per citare le cose più grosse) tentò di comprare Warner Music. Finì a carte quarantotto e anzi ci mancò poco che fosse Warner a papparsi EMI.
Nel 2007 allora, dopo cali di vendite spaventosi (-260 milioni di sterline nel biennio 06-07) il gruppo venne acquisito da Terra Firma, fondo inglese costola di Nomura, monstre multinazionale (tanto nel campo dell'industria che della finanza) tra i più grandi del Giappone. Consigliere per l'operazione e finanziatore dell'acquisto fu il colosso newyorkese Citigroup. E' stato allora che molti artisti hanno abbandonato la nave (Radiohead Rolling Stones in testa).
Sotto la guida di Guy Hands di Terra Firma, EMI ha tentato di salvare il salvabile scegliendo la via della ristrutturazione pesante. Forse fin troppo: tagli sulle spese, licenziamenti, ribasso delle royalties degli artisti, abbandono di alcuni mercati considerati minori in estremo oriente e di alcune fette di mercato in occidente (i negozi non affiliati alle grandi catene).
Risultato? EMI ha veleggiato in questi anni verso un lento quanto inesorabile tracollo. E Firma ha fatto palate di debiti con l'advisor e supervisor Citigroup, tanto che Hands si è sentito fregato e ha accusato pubblicamente il proprio creditore di truffa: sarebbe stato mal consigliato e spinto a rialzare le offerte per l'acquisizione di EMI. I giudici però gli hanno dato torto. Risultato? Firma, e quindi EMI, è stata acquisita da Citigroup, riducendo sì di molto (del 65%) il proprio indebitamento ma ricevendo anche un danno di immagine (con tutto quello che questo comporta sul fronte azionisti) incalcolabile.
Citigroup comunque, secondo gli osservatori, non avrebbe un vero interesse per i prodotti musicali EMI e cederebbe volentieri la divisione discografica e le edizioni musicali (solo una parte del giro di affari EMI; c'è anche EMI Manufacturing, orientata soprattutto all'elettronica) a qualche altra major, come la Warner (la vendetta è un piatto che si gusta freddo) o la BMG, che hanno già mostrato particolare interesse per alcuniclassics come Beatles (da novembre, dopo lunga attesa, e inutilmente per quanto riguarda una possibile ripresa economica di EMI, finalmente su iTunes) e Pink Floyd o blockbusteroni contemporanei come Coldplay e Katy Perry.

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