domenica 13 novembre 2011

Dal Tamigi al Lambro un libro e un doppio cd, i Beatles in salsa brianzola

Le trentadue più celebri hit rivisitate dalla passione di un ingegnere di Monza per i ragazzi di Liverpool e il dialetto. Un prodotto multimediale, non mancano infatti immagini vintage che alternano rielaborazioni digitali a scatti in bianco e nero. 

 Mettete un ingegnere appassionato dei Beatles. Ma anche della sua lingua madre, come la definisce lui, il brianzolo. Poi, aggiungete che proprio in questi mesi ricorre il cinquantesimo anniversario dell’incisione del primo singolo «Love Me Do». L’alchimia di questi tre semplici ingredienti ha creato «Praa de magioster per semper», (che in origine era «Strawberry fields forever») un libro-cd in salsa brianzola delle più celebri canzoni beatlesiane.
Un prodotto multimediale di Renato Ornaghi, 50enne, ingegnere energetico a Monza. Trentadue celebri canzoni tradotte ed eseguite nella lingua del Brianzashire, scritte appositamente per celebrare i Fab Four con un libro ad hoc e un doppio cd allegato. «Tutto è nato perché mi è venuta l’idea di fare in dialetto un canzone particolare. Lo sciogli lingua “ti che te tachet i tac”, è diventata “ticket to ride” – spiega Renato Ornaghi che oltre ad aver riscritto i testi ha poi anche cantato, per la prima volta nella sua vita, le 32 canzoni contenute nel cd -. Da un paio d’anni canticchiavo nella mia mente quel motivetto e l’estate scorsa mi sono dedicato a questo progetto. Poi scherzando ho scritto una quindicina di testi. Tutto è diventato la strenna natalizia per gli amici. Ho realizzato una pubblicazione in un centinaio di copie che è piaciuta tantissimo, tanto da farne un libro vero e proprio». La spinta degli amici e soprattutto la concomitanza del cinquantesimo anniversario dell’incisione della prima canzone dei Beatles «Love Me Do» ha fatto da miccia per la creatività del brianzolo.

«È un'idea di Paul McCartney del 1957, lui però non aveva il ritornello. Nel 1961 è arrivato John Lennon, così la canzone è stata incisa e poi pubblicata nel 1962 – racconta l’aneddoto, spiegando come è nato il primo singolo dei Beatles -. La cosa bella che ho scoperto scrivendo le canzoni è che la lingua brianzola è una lingua rock. Si presta benissimo per essere cantata in inglese. Non siamo lenti come dice Celentano, noi brianzoli siamo rock». Trentadue celebri hit rivisitate nella lingua del Brianzashire: titoli che portano le atmosfere del Tamigi e della swinging London direttamente sulle rive del Lambro. Una scapigliata rilettura di intramontabili oldies but goldies, dove magicamente la lingua da «The fool on the Hill» diventa «El matt de Mombell», e dove la frizzante «Lady Madonna» si trasforma in quel di Monza nella manzoniana «Sciora Marianna».
La celebre «Twist and shout» diventa «Toist e sciatt», dedicata agli animaletti da cortile che animavano la vita delle fattorie, come le cavie e i rospi. Le verdi colline di «Montisell» hanno preso il posto di «Penny lane», così come l’intramontabile «Yesterday» sia diventata un ieri pomeriggio con «Ier de bass». Singolare la voglia di indipendenza che riusciva a unire i giovani da una parte e dell’altra della Manica: con «Get back» tradotto «Indoè veet» si canta la voglia di scappare dalla provincia per vivere nelle metropoli. A occuparsi delle musiche lo studio di registrazione Bit Studio Recording di Agrate. Il libro sarà in edicola e in diverse librerie (nel Monzese, nel Comasco e nel Lecchese) dal prossimo 15 novembre.
«L’opificio monzese delle pietre dure è un micro editore che vuole valorizzare le gemme del territorio.Noi in Brianza abbiamo tanti diamanti, abbiamo il compito sgrezzarli per creare la Corona Ferrea – chiarisce il legame con la case editrice curata dalla moglie –. Partendo dalla lingua, tante volte sottovalutata e trattata come di serie B. Il progetto vuole mettere al centro la Brianza e il suo patrimonio di storie da raccontare. Anche minime, come nel secondo cd, con la canzone dedicata all’uccisione del maiale, “Mazzi el porcell grass” che qualche decennio fa, il 17 gennaio, rappresentava un giorno di festa».

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