lunedì 25 giugno 2012

1965, Beatles a Roma I vip li raccontano così

1965, Beatles a Roma I vip li raccontano così
Angela Terenzi all'Adriano insieme ai Beatles

"I Beatles hanno messo tutti d'accordo". Così Corrado Rizza, dj romano autore di "Beatles dolce vita", sintetizza il lavoro di documentazione che ha preceduto il suo libro, uscito nel 2005. Più di quaranta testimonianze raccolte, con foto e memorabilia, per raccontare l'atmosfera che ha accolto i Fab Four all'Adriano nel 1965. "Chiunque ha cominciato a raccontarmi la sua esperienza - spiega Rizza - da Renzo Arbore a Catherine Spaak, da Luca Magnani a Fausto Leali, da Linus a Fiorello". Ecco alcune testimonianze. 
RENZO ARBORE. "Sì, ero a Roma in quel periodo, agli inizi del 1965, e io e Gianni Boncompagni avevamo inventato Bandiera Gialla per la radio e quindi era nostro 'dovere andare. Fu lui a convincermi che c'era troppo casino o avevamo qualche guagliona di mezzo, insomma qualche incrocchio: poi non pensavamo che non avremmo mai più visto i Beatles!

Non ci andammo. Facemmo arrabbiare Leo Wacther, che li aveva portati e che sapeva benissimo che noi eravamo gli unici due che in Italia conoscevano e lanciavano i Fab Four, perché non bisogna dimenticare che nel 1965 la radio in Italia era una sola - la RAI - ed era Radio Uno, Radio Due e Radio Tre: e a Radio Due gli unici che trasmettevano i Beatles eravamo io e Boncompagni, perché avevamo Bandiera gialla, avevamo la licenza per trasmetterli eccetera, eccetera...

I dischi degi 'Scarafaggi' in Rai erano etichettati, inseriti nell'archivio. C'era una scheda per ogni disco di tutti, anche quelli dove c'era scritto 'complesso vocale e strumentale'. E non dico quello che c'era scritto su "Twist and shout": 'stonati, incomprensibili, sommersi dai fischi'."

GIANNI MINA'. "... andai in albergo al Parco dei Principi. Lennon e Mc Cartney salirono sulla macchina di lusso del loro amico, Ringo e George Harrison vennero sulla mia Seicento. La divisione era dovuta al fatto che le ragazze le portavo io, due ragazze stavano sulla mia utilitaria qui, una stava sull'auto di là. Non dovrei rilevare chi fossero le quattro fortunate, alcune erano anche note, non si dovrebbe dire. Comunque c'era Marina Marfoglia e c'era la presentatrice dei concerti, Rossella Como, un'attrice morta qualche tempo fa, che ebbe anche un po' di fama, al cinema faceva sempre la parte di quella un po' candida, ma aveva abbastanza ironia e infatti le davano sempre ruoli di caratteri; insomma era carina. C'era Daniela Pichetti che poi è diventata una psicologa, toscana. C'era una quarta ma non ne ricordo il nome..."

"... Andammo al quartiere Coppedé dove parcheggiammo le macchine, uscii e andai in via Tagliamento al Piper a vedere che aria tirava, ma notai l'atmosfera di attesa frenetica; i ragazzi toccavano me, perché avevano visto le foto su 'Ciao Amicì che era allora il Vangelo della musica giovane e dissero 'se c'è Minà ci sono pure i Beatles'. Allora io capii che non era il caso, non saremmo usciti vivi da quella discesa.

Allora l'Adriano era una sala sola, era un teatro che poteva essere anche un teatro d'opera con un grande palcoscenico, con loggioni e palchetti.

Sudavamo tutti come pecore e c'erano molti ragazzi che, arrivati all'ingresso, hanno visto i costi dei biglietti molto salati; ovviamente essendo la sala piccola rispetto al Vigorelli di Milano e al Palasport di Genova, i prezzi erano stati alzati e i questi giovani allora avevano i mangianastri con i dischi dei Beatles e dicevano: 'sai che c'è! me ne vado a Ostia e me li ascolto sulla spiaggia!'. Non erano alla portata economica di molti teenagers di allora, quelle cifre per quei concerti!"

PEPPINO DI CAPRI. "Al Parco dei Principi dove alloggiavamo tutti, ero con la mia prima moglie Roberta e mia sorella che impazziva per i Beatles, era venuta apposta da Capri, e l'unico momento per vederli fu quando furono affacciati al bancone sulla piscina e noi affacciati due tre appartamenti più avanti. Loro avevano quasi tutto il piano.

Dei Beatles il mio unico ricordo importante, il più significativo fu che per avere una foto con loro dovetti aspettare tra il primo e il secondo tempo dello spettacolo all'Adriano, e quando finalmente ci concessero cinque o sei scatti, eravamo convinti che se li sarebbero fatti fare con noi dietro e loro davanti seduti e invece fu il contrario: eravamo noi avanti seduti e loro dietro, ci fecero la grande concessione!"

FAUSTO LEALI. "La mia fu una performance molto veloce feci solo due brani: Portami tante rose e La campagna in città. Ho parlato con i Beatles soltanto nel momento in cui ci siamo fatti una foto di rito all'Adriano, ci siamo scambiati dei convenevoli in inglese. Devo dire che erano tutti e quattro molto carini; però con mio grande stupore e naturalmente piacere Paul prima di lasciarci mi salutò con un 'Hi Fausto!'. Ma non gli avevo detto il mio nome, però lui lo rammentava!"

ANGELA TERENZI. "A Roma, poi, finito il tutto, io, Gianni Minà, Rossella Como (che presentava lo spettacolo) siamo stati dai Beatles invitati in albergo; c'erano anche due ragazzi romani. Siamo stati accolti nel loro appartamento al Parco dei Principi e Minà mi ha fatto da interprete, per quelle poche cose che abbiamo detto; e poi, a un certo punto, George mi ha detto se mi poteva parlare a tu-per-tu e siamo andati in un salottino a fianco; e allora mi ha detto se volevo bere qualcosa eho chiesto un caffè; poi mi ha guardato e mi ha domandato se ero sposata indicando la fede al dito e ho risposto 'sì'; quindi mi ha chiesto se avessi bambini e ho detto 'sì'; lui ha fatto il gesto di cullare come si culla un bambino, allora lui mi ha guardato e mi ha sussurrato: 'Allora io sono uno stupido!'. Lo ha detto in inglese, sì, ma quello l'ho capito ed è finita lì."

LUCA MAGNANI. "All'epoca avevo ventitré, ero già abbastanza grande. Quella serata resta abbastanza incredibile per l'epoca, soprattutto per Roma; la città non era ancora abituata ai grandi eventi, era tutto abbastanza nuovo sia per chi andava a vedere che per la città.

I Beatles piacquero anche a lei, mia madre, Anna Magnani, anche se al concerto andammo più per una curiosità, per vedere qualcosa di diverso, che all'epoca in Italia non c'era. Siamo dunque andati insieme io e lei, pagando regolarmente il biglietto, piuttosto caro per l'epoca. Era un evento a cui partecipò poi la gente di mezza età ma era un evento per i giovani."

CATHERINE SPAAK. "Quella sera il teatro Adriano era stra-stra pieno, non saprei più quale mio film era appena uscito, forse La bugiarda e quando sono entrata e sono andata a sedermi, ho avuto applausi dal pubblico e i fans scandivano il mio nome prima dell'inizio del concerto ed ero divertita da questo fatto, pensando a quanto fossero loro più importanti di me."

FRANCO CALIFANO. "Un aneddoto su di loro? Sì, fu quando li incontrai e li conobbi. Ero in via Veneto e loro arrivarono su di una Seicento, erano con Gianni Minà. Li vidi e li conobbi. Parlammo, niente di particolare, ci presentammo, notai in loro grande umiltà, i Beatles erano già grandi, beh, questa umiltà manca agli italiani."

RED RONNIE. "Hanno fatto canzoni violentissime come Happiness is a warm gun, come Helter skelter, come Revolution 1 e 9. Contemporaneamente hanno scritto anche canzoni dolcissime; quando uscì Hey Jude, andai con il 45 giri appena comprato a casa di un amico, lo mettemmo su due-tre volte di seguito, ma a un certo punto dissi 'adesso basta'; lo rimisi nella bustina e aggiunsi che dovevamo rimamere con la voglia di riascoltarlo, non volevo restare saturato come era successo con altri dischi in precedenza, che ascoltai anche undici volte di seguito per poi non sentirli più."

MITA MEDICI. "Di quel concerto ricordo la grande frenesia, con tutti i ragazzi che si sono ammassati lì. Invece io e mia sorella la musica noi l'abbiamo ascoltata, benché ci fosse quel grande delirio, che esisteva un po' dappertutto, ovunque i Beatles arrivassero: in Giappone, in Francia o nelle Filippine. Però poi la musica l'ascoltavamo; e l'ascoltavo veramente, quando loro cantavano; inoltre cercavo di vedere lo spettacolo, anche se è chiaro che poi osservavo come erano i loro capelli, com'erano i loro vestiti, il beatle che mi piaceva di più (e quello che mi piaceva di meno); ovviamente c'era tutto dentro, mescolato.

Fortunatamente, casualmente e praticamente ero riuscita a sedermi nelle prime file, ma l'aspetto più bello è che io percepivo la musica, proprio concentrata sui Beatles. Nonostante il frastuono esistente, in me c'era soprattutto la voglia di sentire questo rock meraviglioso, che sicuramente risultava diverso da tutto il resto!!!"

LINUS. Ma se i Beatles fossero ancora qui, gli chiederei perché sono durati così poco o al contrario se è giusto che un gruppo duri così poco. Io risponderei che secondo me sì, è stato giusto così: il fatto che siano durati poco fa parte di una certa sincerità artistica; credo inoltre che questo sarebbe giusto anche nei confronti di gruppi pop e rock che magari invece sono sulla breccia da tantissimo tempo e che di conseguenza cominciano a diventare un po' la parodia di se stessi."

ROSARIO FIORELLO. "Certo che se oggi i Beatles fossero ancora insieme e li avessi come ospiti in una mia trasmissione un'idea l'avrei: li metterei tutti in fila vestiti uguali e gli farei cantare Anima mia dei Cugini di Campagna!"

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