giovedì 27 settembre 2012

Ecco il cofanetto dei vinili rimasterizzati dei Beatles.


Il 12 novembre 2012 nel Regno Unito/Europa e il giorno successivo negli Stati Uniti uscirà il cofanetto con tutti gli album dei Beatles rimasterizzati in versione vinile. Eccolo in tutto il suo splendore! (http://paulmccartney-fanclub.blogspot.it/2012/09/esce-novembre-il-cofanetto-dei-vinili.html).
Pubblicati su vinile da 180 grammi e di qualità per audiofili con riproposizione degli artwork originali, i 14 album tornano al loro primitivo splendore con dettagli quali un poster nell’album The Beatles (The White Album), degli inserti da ritagliare in Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band, e speciali buste interne per alcuni di questi titoli. Ciascun album sarà disponibile separatamente o tutti insieme in una edizione in box a libro rigido che include uno splendido volume di 252 pagine, ricco di bellissime immagini, ed è limitato a 50,000 copie in tutto il mondo.

Il libro, allegato esclusivamente all’edizione in boxset, è stato realizzato dal produttore radiofonico (pluripremiato) Kevin Howlett e contiene un capitolo dedicato a ciascuno dei quattordici album, in cui si spiega il processo di creazione dei remaster e come gli album in vinile sono stati realizzati.

Il libro 30,50 x 30,50 cm presenta una quantità incredibile di foto che coprono tutta la carriera dei Fab Four, con incluse anche molte immagini che non erano presenti nei booklet dei CD pubblicati nel 2009. I titoli comprendono i 12 album originali UK, pubblicati in origine tra il 1963 e il 1970, l’album Magical Mystery Tour concepito negli States, e ora parte integrante del core-catalogue della band, e le raccolte Past Masters Volume 1 e 2, che includevano lati A e B non inclusi in nessun album, brani estratti da EP e altre rarità. Con questa pubblicazione i primi quattro album dei Beatles fanno il loro debutto in Nord America in formato vinile stereo. Nel 2013 gli album rimasterizzati verranno pubblicati anche in vinile mono.

Da quando è stata registrata la musica dei Beatles si è potuta ascoltare su una varietà incredibile di formati, dagli enormi nastri a bobine alle cartucce stereo otto fino ai modernissimi file digitali, ma nessuno di questi è più romantico, vivo e pulsante quanto un long-playing a 33 giri e quanto suonarlo, tirarlo con attenzione fuori dalla sua busta, pulirlo e vedere lo stylus della puntina del piatto adagiarsi su di esso avviandone la riproduzione musicale. Quando gli album dei Beatles videro la loro prima pubblicazione, l’ascoltatore colse la tangibile relazione tra la musica nei solchi del disco. C’era un’attrazione emotiva verso quell’oggetto su cui era inciso il suono, rafforzata poi dalla busta che lo conteneva; il significato di questa andava ben oltre il semplice “proteggere il disco”: anzi diventava un vero accessorio alla moda.

Senza ombra di dubbio, le copertine di un album dei Beatles comunicavano un messaggio sulla musica in esso contenuta. Ad esempio l’arancione dominante e le sfumature di marrone e le facce allungate sulla copertina di Rubber Soul sembravano incarnare perfettamente le sonorità del disco. Con l’avvento delle musicassette negli anni 70 e del compact disc negli anni 80, la copertina dell’album fu ridotta sia di dimensioni che di importanza, perdendo buona parte del suo fascino evocativo. Questo è il motivo per il quale l’LP in vinile, come si poteva immaginare, non è mai sparito del tutto.

Niente di tutto questo sarebbe davvero importante, se non fosse per il potere duraturo della musica dei Beatles. Nel settembre 2009 gli album dei Beatles rimasterizzati su CD si ingraziarono le classifiche di tutto il mondo. Diciassette milioni di album venduti nel giro di sette mesi è la prova clamorosa della rilevanza senza tempo della loro eredità. Attraverso cinque decenni, la musica dei Beatles ha affascinato generazioni e generazioni.

Secondo il produttore Rick Rubin, sondare i risultati discografici dei Beatles è come essere testimoni di un miracolo. “soprattutto se lo valutiamo secondo lo standard di oggi, in cui qualsiasi band tra le più popolari del pianeta realizza un album nuovo in media ogni quattro anni”. Rubin nel corso di una serie di interviste radiofoniche nel 2009 disse: “Allora, diciamo due album all’incirca ogni otto anni. E si pensi alla crescita o al cambiamento che avviene nell’arco di tempo compreso tra quei due lavori. L’idea che i Beatles riuscirono a realizzare tredici album in soli sette anni e ad attraversare archi temporali di grandi cambiamenti, oggi sarebbe una cosa impensabile da fare. Sinceramente, penso a questo come alla prova che Dio esiste, perchè va oltre alle possibilità umane.”
http://www.prnewswire.com/news-releases/the-beatles-acclaimed-studio-album-remasters-to-be-released-worldwide-on-180-gram-vinyl-171519891.html


mercoledì 26 settembre 2012

Nuove foto della serata benefica della scorsa settimana.
















Da www.paulmccartney.com

26 settembre 1969: esce "Abbey Road"




Abbey Road...l'ultimo famosissimo lavoro in studio dei Beatles ..esce il 26 settembre 1969...Per me uno dei loro migliori album, l'ultima loro grande opera degna solo della loro fama. Nonostante gli screzi, gli abbandoni e la situazione non idilliaca, nonostante tutto questo molto probabilmente Abbey Road è l'album più compatto ed uniforme che i Fab 4 abbiano mai fatto, il lavoro maggiormente "unitario" nella sua frammentarietà, altamente ricercato negli arrangiamenti sia strumentali che vocali.... una vera pietra miliare della storia del rock, un capolavoro fatto di canzoni bellissime..dei gioellini....la fine degli anni 60, la fine dei Beatles, il preludio di ciò che sarebbero stati gli anni 70 e ciò che sarebbero stati i Beatles, un intuito straordinario, frutto solo di un genio e di una magia musicale senza pari. E' un melange di Rock, di Pop, di blues... è puro Beatles...è tutto quello che ci si può aspettare da loro 4, ma anche no..è una sorpresa..

Il disco più unitario dicevo, anche se per la realizzazione dell’album i quattro si ritroveranno poche volte tutti insieme contemporaneamente in sala di registrazione- La maggior parte del lavoro di "Abbey Road" verrà compiuto infatti come solisti, sovraincidendo le singoli parti...riuscendo nonostante tutto a far nascere il più beatlesiano dei loro lavori..ancor più del "White Album". Una magia fatta da un Lennon nella sua nuova fase "blues", da un Harrison che inizia il suo "magic moment" musicale (le splendide "Something" e "Here Comes the Sun" portano la sua firma), da Ringo Starr sicuramente più attento nella ritmica e negli arrangiamenti (si produrrà nell’unico assolo di batteria della sua carriera). Ma "Abbey Road" è dominato dal particolare stato di grazia di McCartney , in primis, che si mette alla prova negli autentici pilastri del disco. In fondo "Abbey Road" lo si deve un poco a lui...era stato lui a convincere gli altri tre ad entrare in studio per registrare, "come ai vecchi tempi", quello che sarebbe stato il loro ultimo disco..e a lui dobbiamo anche l'idea del medley finale...una chicca.. quattro composizioni incomplete e diverse tra loro e quel genio di Macca fa nascere un melange unico, maestoso, dei brani tutti collegati uno all’altro come in un’unica traccia, quasi in maniera sinfonica... "You Never Give Me Your Money" è uno dei brani più geniali di McCartney, che con "Golden Slumbers" si concede il lusso di dare un’ennesima lezione di stile. Notevole anche la coppia "Mean Mr. Mustard"-"Polythene Pam", opera di John, che logicamente avrebbe dovuto avere in mezzo l'ironica "Her Majesty", che invece fu brutalmente asportata dalla sua posizione originale e inserita come vera e propria ghost track dopo l’ultima effettiva canzone: "The End", con tanto di assoli (uno per ogni membro del gruppo) ..il loro messaggio finale. E pensare che John fu l’unico a mostrare scetticismo rispetto all'idea del medley, ma fu in totale minoranza e quindi dovette cedere accettando di partecipare al progetto mantenendo comunque profonde riserve. Molto tempo dopo Lennon dichiarerà: «Mi piaceva la facciata A. Non mi è mai piaciuta quella specie di opera pop sull’altro lato, credo sia spazzatura.»
Ma non sono soltanto le canzoni racchiuse tra i solchi del disco che ne fanno una pietra miliare della musica pop..rock. Basta guardarlo da fuori per capire da subito che non è un disco qualunque. La foto in copertina è molto banale ma di grande impatto, senza parlare della "leggenda" di "Paul is dead" che ne nacque...
Molti artisti prenderanno spunto da Abbey Road...basterebbe dare un'occhiata, anzi "un'orecchiata" al mitico album "The wall" dei Pink Floyd, uscito dieci anni dopo, per trovarci un pizzico di "Come together" nella canzone di punta del'album "Another Brick in the Wall".. o il riff di chitarra che ricorda molto la coda di "I want you" nel brano "In the flesh"...
Questo fu l'input che diedero i Beatles con "Abbey Road", la loro eredità ..l'ultimo album, l'ultimo capolavoro, solo arte pura... dopo ...solo il mito.


01. Come Together
02. Something
03. Maxwell's Silver Hammer
04. Oh! Darling
05. Octopus's Garden
06. I Want You (She's So Heavy)
07. Here Comes The Sun
08. Because
09. You Never Give Me Your Money
10. Sun King
11. Mean Mr. Mustard
12. Polythene Pam
13. She Came in Through the Bathroom Window
14. Golden Slumbers
15. Carry That Weight
16. The End
17. Her Majesty


martedì 25 settembre 2012

"With The Beatles": un nuovo libro con le foto di Robert Whitaker


Dal 1964 al 1966, il mondo fu consumato dalla Beatlemania e un uomo, Robert Whitaker, il fotografo "ufficiale" della band, si trovava proprio lì per immortalare tutto quanto. Dai momenti personali ai concerti fino alle copertine degli album "With the Beatles" (Time Home Entertainment, Inc.2012; prezzo 39.95 dollari) contiene centinaia di straordinarie immagini che ci offrono uno sguardo sul come i quattro ragazzi di Liverpool siano diventati la band più grande del pianeta. La maggior parte del libro è pieno di foto rarissime dei Fab Four mai viste prima. Durante la Beatlemania Whitaker è stato, in un certo senso, il "quinto Beatle". Assunto dal manager Brian Epstein, ha viaggiato con loro in tutto il mondo e ha giocato un ruolo importante nel loro cambiamento d' immagine, da carina a più tagliente. "With the Beatles" contiene centinaia di foto personalmente selezionate da Whitaker, tra cui decine di queste molto rare o che appaiono per la prima volta in queste pagine. Durante il loro lavoro, durante momenti di relax, durante i concerti, le registrazioni, i Beatles sono ritratti in una varietà di collocazioni e stati d'animo, a volte strani a volte bellissimi, durante la loro corsa sfrenata verso il successo. Whitaker cattura momenti di felicità e di humour, malizia e creatività, noia e fatica e soprattutto, cattura la Beatlemania. Whitaker lavorò per questo libro con i redattori di LIFE fino ai suoi ultimi giorni di vita, in modo che ognuno di noi sapesse com'era stato vivere accanto ai Beatles. 


L’Inferno di Dante in versione Beatles.

L’Inferno di Dante in versione moderna, con Beatles e Rolling Stones



di Andrea Bressa

Sono oltre duecento le versioni in inglese del capolavoro dantesco, ma questa spicca per originalità, con parole e frasi prese dai testi dei Beatles, degli Stones, di Bob Dylan, ma anche T.S. Eliot o Sylvia Plath, in un affascinante gioco di relazioni intertestuali. Si tratta dell’Inferno riproposto da Mary Jo Bang (Graywolf Press), poetessa statunitense, in una traduzione frutto di ben sei anni di duro lavoro.

Ogni traduzione in qualche modo è una modernizzazione (vedi Ulisse di Joyce). Si cambiano i vocaboli, la sintassi, le immagini, cercando di rendere l’opera più vicina possibile al lettore contemporaneo, senza ovviamente snaturarne l’essenza. E se c’è chi storce il naso di fronte a tentativi più o meno azzardati, allora chissà che shock una volta letto il lavoro della Bang.

La poetessa ha infatti ricostruito l’Inferno di Dante prendendo in prestito frasi, immagini e personaggi della nostra cultura contemporanea.

Per esempio, ecco al X Canto, quello degli eretici puniti nella città di Dite:

Quando sarai dinanzi al dolce raggio
di quella il cui bell’occhio tutto vede,
da lei saprai di tua vita il viaggio.

Jo Bang l’ha resa così:

When you reach the insightful and luminous
Sweet Beatrice, she’ll tell you
where the long and winding road is meant to take you

Notato qualcosa di strano? The long and winding road è il titolo di una canzone dei Beatles. E nell’Inferno della poetessa americana di “sacrilegi” del genere ce ne sono a decine, come un Virgilio che parla con le parole di Bob Dylan, o Minosse che usa un brano di Hotel California degli Eagles.

Ma il ritocco è anche sul fronte personaggi, come nel caso del goloso Ciacco, nel VI Canto, impersonato addirittura da Cartman, uno dei protagonisti di South Park. Così anche per i Malebranche, i diavoli presenti nella quinta bolgia dell’ottavo cerchio, impegnati a controllare che i fraudolenti non escano dalla pece bollente, si sono trovati dei sostituti nella realtà contemporanea, come Gheddafi e Donald Rumsfield.


In un certo senso Mary Jo Bang non ha snaturato il lavoro di Dante (e qui rischiamo davvero un coro di insulti). Come il sommo poeta anche lei ha pescato nei propri riferimenti culturali, quelli di una donna che ha vissuto l’America degli anni Sessanta, e li ha inseriti nell’aldilà secondo un gioco di analogie molto curioso e divertente.

Mary Jo Bang, che ha già all’attivo tre libri di poesie (il più famoso Elegy edito da Graywolf Press) inediti in Italia, ha in cantiere un nuovo poema e il suo primo romanzo. Ma pare che con Dante non abbia ancora finito:“Sono affascinata dal Purgatorio”, ha detto, “C’è chi lo considera il più bello dei tre libri della Commedia”. 
Inferno, Dante Alighieri – traduzione di Mary Jo Bang (Graywolf Press)
Elegy, Mary Jo Bang (Graywolf Press)

venerdì 21 settembre 2012

Foto del giorno.


Da www.facebook.com/photo.php?fbid=10151272093723313&set=a.488766413312.281294.182736663312&type=1&theater

Esce a novembre il cofanetto dei vinili rimasterizzati dei Beatles.

Beatles Box 

Ecco 
una buona notizia per i fan dei Beatles. Dopo l'uscita tre anni fa dell'intero catalogo in CD rimasterizzati, tra poche settimane uscirà l'intero catalogo della band in vinile.

Ora eccovi la brutta notizia: le ristampe in vinile saranno raccolti in un unico cofanetto da 16 LP e sarà in vendita ad un prezzo di listino di 449,99 dollari (circa 350 euro).

Naturalmente, per i fan dei Beatles sarà un investimento che vale la pena fare. Il box set contiene tutti i 12 album incisi in studio, (oltre "Magical Mystery Tour" e "Past Masters") in versione vinile da 180 grammi, con un suono da lasciare a bocca aperta, tanto da competere con quello dei dischi originali.

Ok..dovrete tirare per un pò la cinghia per mettere da parte i soldi necessari per acquistarlo, ma volete mettere la soddisfazione di ascoltare gli album dei Beatles rimasterizzati sul vostro giradischi?

Il cofanetto uscirà il 12 novembre.

giovedì 20 settembre 2012

Paul McCartney inaugura il pianoforte restaurato.







C'era anche Paul McCartney martedì sera a Manhattan alla serata in onore del pianoforte del 1877 riportato a nuova vita e a nuovo splendore 
dopo quasi un anno di restauro da parte degli specialisti della Steinway & Sons di New York.  
Circa 100 persone hanno partecipato all'elegante serata alla Steinway Hall di New York dal nome "Project: Harmony" e per parteciparvi hanno dovuto sborsare ben 10.000 dollari a testa, tutti in beneficenza per il museo della Motown.
McCartney, che ha finanziato il restauro del pianoforte a coda, ha raggiunto il fondatore della Motown Berry Gordy Berry Gordy Jr. per una performance di "Money (That 's What I Want)", per poi eseguire "My Valentine", "Lady Madonna" e "Hey Jude.

Tra le chicche dell'evento anche un duetto Bolton-Valerie Michael Simpson ("Aint No Mountain High Enough") e un'asta di raccolta fondi che comprendeva una chitarra autografata da McCartney e degli spartiti autografati da Smokey Robinson.
Il pianoforte farà ora ritorno a Detroit al museo della Motown, tornando a far parte dello Studio A. 
McCartney aveva visto il pianoforte in condizioni fatiscenti durante una visita al museo in occasione del concerto a Detroit nel 2011.
"Una volta che mi sono conto che era ormai impraticabile, ho chiamato Steinway & Sons e  anche loro l'hanno capito ... questo piano era parte di un periodo importante della storia della musica", ha raccontato McCartney ieri.

Gordy, che ha descritto l'ex-Beatle come un "caro amico", ha ricordato il giorno nel 1963, quando venne a sapere che i Beatles avrebbero inciso tre canzoni Motown per il loro album "With the Beatles".

"Quello fu il giorno Motown, diventammo internazionali grazie ai Beatles", ha detto Gordy. "E' sorprendente per me come la musica continui a unire le persone. Paul ed io siamo cresciuti a migliaia di chilometri di distanza ma siamo uniti dalla musica. "

20 settembre 2011- 20 settembre 2012: In ricordo di Robert Whitaker.


Un anno fa moriva a soli 71 anni Robert Whitaker, "il fotografo dei Beatles". Nella sua carriera ha fotografato artisti come Eric Clapton, Mick Jagger, Salvador Dalì, ma ha fotografato anche la sofferenza della guerra, dal Vietnam al Medio Oriente, (in Vietnam rimase ferito da una granata). Eppure verrà ricordato per sempre per aver fotografato i Beatles. 
Il suo lavoro più famoso con i Fab 4 rimarrà per sempre la copertina dell' album “The Beatles yesterday and today”noto  come "butcher cover", dove i Fab 4 erano vestiti da macellai in camice biancho con pezzi di carne cruda e bambole smembrate. 
"Il momento per me più emozionante?”, disse Whitaker, “ forse allo Shea Stadium il15 agosto del ’65 quando suonarono davanti a sessantacinquemila persone: il rumore dei fan era tale che sembrava di essere su una pista di decollo”. 





Quattro anni fa pubblicò il libro "The Beatles, l'ultima tournée", che documentava , attraverso foto inedite sia sul palco che nei momenti di pausa, il tour dell'estate 1966 in Germania, Giappone e Filippine, che fu di fatto l'ultimo e che terminò il 29 agosto al Candlestick Park di San Francisco. "Erano al massimo della fama e la gente faceva davvero di tutto per vederli" disse parlando del libro. “Il 23 giugno del ’66 partimmo da Monaco ed eravamo tutti entusiasti, mai avremmo pensato che fosse l’ultimo tour". 
Nel 2008 venne anche in Italia per presentare il suo libro “The Beatles – L’ultima tournée”. 
Di quella visita ne ha un ricordo bellissimo l'amico Marco Crescenzi, che aveva tradotto il libro di Whitaker e che ricorda così l'incontro con il fotografo dei Beatles: "Doveva andare a Sky per un'intervista e mi chiese che lo accompagnassi e mi disse... "Prestami le mie copertine". Andammo anche a visitare i Musei Vaticani e la Cappella Sistina. Nella Cappella Sistina si sdraiò lungo disteso in terra per fotografare la volta. Subito arrivarono quelli della sicurezza di corsa e io prontamente dissi loro "Fermi! E' Whitaker il fotografo dei Beatles!".."Ah OK..allora va bene." risposero. Mi ricordo che parlando dei Fab 4 mi disse che lui era molto amico di George, che Ringo non parlava mai, che John aveva un caratteraccio e che Paul era Paul.."Eh.. ma che vuol dire Paul era Paul?" gli chiesi, e lui mi rispose " Paul era un Beatle".
Grazie all'amico Marco Crescenzi per la sua preziosa testimonianza..e anche per le foto.