lunedì 11 marzo 2013

"Una cantina piena di rumore. L’autobiografia dell’uomo che invento’ i Beatles." di Brian Epstein

Verso le tre di sabato 28 ottobre 1961, il diciottenne Raymond Jones entrò in un negozio di dischi nel quartiere di Whitechapel, a Liverpool, dicendo: «C'è un disco che voglio comprare. È My Bonnie ed è stato fatto in Germania. Lo avete?». Dietro il banco c'era il direttore del negozio, il ventisettenne Brian Epstein. Scosse la testa. «Di chi è il disco?», domandò. «Non ne avrete sentito parlare», rispose Jones. «È di un gruppo chiamato Beatles». Si apre così Una cantina piena di rumore - L'autobiografia dell'uomo che inventò i Beatles di Brian Epstein, primo manager dei Fab Four di cui poi Paul McCartney disse: «Se c'era un quinto Beatle, quello era Brian Epstein». Il libro uscirà per la prima volta in Italia per Arcana mercoledì, pochi giorni prima del 50° anniversario di Please please me, il primo album dei Beatles uscito il 22 marzo 1963. Pubblicata nel pieno dell'esplosione planetaria della mitica band inglese e rimasta per molto tempo fuori catalogo e indisponibile in Inghilterra e in America, l'autobiografia di Epstein - morto a soli 32 anni per overdose nel 1967 - è la storia vissuta in prima persona della scoperta e della gestione di quei quattro giovani che «hanno cambiato la vita di migliaia di persone» e «influenzato l'intero equilibrio del mondo dello spettacolo». «Fumavano mentre suonavano, mangiavano, parlavano e facevano finta di capirsi l'uno con l'altro», scrive Brian ricordando la prima volta che andò al Cavern a vederli. «Ma avevano un magnetismo notevole.




 Erano molto interessanti e divertenti grazie a quel modo rude alla “prendere o lasciare”». Cresciuto a Liverpool in una famiglia benestante di origine ebraica, Epstein, divenuto manager del neonato quartetto, dopo aver imposto a John, Paul, George e Ringo un decisivo cambio di look e di atteggiamento sul palco, inventò la «beatlemania», curando ogni dettaglio della loro ascesa. Eccolo quindi spiegare la decisione di rimpiazzare Pete Best, il primo batterista del gruppo, con Ring Starr; raccontare la conquista del primo contratto discografico con la Parlophone; ricordare i trionfi negli Usa e decine di aneddoti. La domanda che gli veniva fatta più spesso, racconta, era «come sono davvero i Beatles?». «Credo siano esseri umani magnifici, completamente onesti, cittadini spesso irritanti ma splendidi, che brillano in un ordinario e non molto piacevole mondo».

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