venerdì 20 gennaio 2012

Paul McCartney: "Questa è la musica con la quale sono cresciuto"

Un Macca allegro e pimpante quello che è arrivato ieri alla conferenza stampa per la presentazione del  suo album "Kisses on the bottom", tenutasi in un albergo davanti ad Hide Park a Londra, live in streaming per tutti i suoi fan. In formissima, abito blu e camicia rosa, ha risposto alle domande dei giornalisti presenti col suo solito verve. Sembra un ragazzo Macca eppure a giugno compirà 70 anni. Parlando dell'album dice" Sono cresciuto con questa musica, mio padre suonava questo genere di canzoni al pianoforte quando ero un ragazzino. Prima del rock'n'roll era questa la musica che amavamo  io e John quando si iniziava a scrivere." 
Certo un album insolito questo per Sir Paul ed è strano sentirlo intonare questi brani con una voce bassa e molto sensuale. "Pensi a come ci sono rimasto io. Questo non è il mio solito stile, ma volevo essere confidenziale e intimo, come se fossi nella stessa stanza di chi mi ascolta."

Però ce ne ha messo di tempo per decidersi.
«Ogni volta che stavo per farlo, a qualcun altro veniva la stessa idea. Robbie Williams. O Rod Stewart. O tanti altri. Alla fine il produttore Tommy LiPuma mi ha detto: fallo lo stesso e fregatene».
Di che cosa?
«Di sembrare un copione».
Strano sentirlo dire da uno che mezzo secolo fa ha fondato i Beatles.
«Ai cinquant’anni dei Beatles pensano gli altri».
Lei pensa ai 70 che sta per compiere (il 18 giugno)?
«Ma che dici settant’anni? Ne ho quindici».
Pure dal vivo?
«Farò un concerto a Los Angeles. E, lo dico per la prima volta, parteciperò ai Grammy Awards. Poi magari mi esibirò in piccoli club».
Però lo ammetta: non sarà facile cantare come sul disco.
(Intona qualche verso in un piccolo microfono). «Così?».
Appunto. Mai sentito un McCartney con note così basse e sensuali.
«Non volevo cantare come un tenore, ma essere più confidenziale, intimo. Come se fossi nella stanza di chi mi ascolta. Questo ho detto a Diana Krall e alla sua band che mi ha accompagnato in studio».
Certo, se poi per i due brani inediti si chiamano Stevie Wonder ed Eric Clapton...
«Ho inciso My Valentine con un mio assolo. Ma volevo qualcosa di più blues. E allora ho detto: perché non chiederlo a Eric? Però gli ho mandato il brano con un “buco” dentro: mi vergognavo a fargli sentire la mia parte di chitarra. E lo Stevie Wonder di Only our hearts è stato un miracolo: ci ha impiegato appena mezzora per inciderlo. Un genio».
Ma non crede che oggi a molti faccia troppo comodo riscoprire il passato?
«Il vero problema è sapere come realmente fosse il passato cui ti rivolgi. Prendi il film The artist, anche quello è un esempio di come si deve fare. Io ho immaginato di vivere negli anni Trenta».
Però ci sono brani dei Beatles che avrebbero potuto essere suonati allora?
«Vero. Honey pie, senz’altro. Ma anche Michelle. Qui avevo pensato anche di inserire The long and winding road. 
Ma ho evitato: era una scelta troppo furbetta».
Però il passato torna sempre. Nella sera di Natale lei e Ringo Starr vi siete scambiati i regali da Cecconi’s a Mayfair, il ristorante italiano preferito da Mick Jagger.
«Sì ma cosa ci siamo dati è un segreto...».
E molti si chiedono quale sia il suo. Tanti al suo posto starebbero in vacanza a vita.
«In questo momento sono molto felice. E ho una moglie amabile. Specialmente quando dorme. 
 Cosa c’è? Non apprezza l’humour inglese?».

Per chi non l'avesse vista live eccovi la conferenza stampa di ieri. 




1 commento:

  1. Le conferenze inglesi sono terribilmente fredde, se l'avesse fatta in italia sarebbe stata una festa.

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