martedì 13 marzo 2012

Rolling Stone: Vota le 100 migliori canzoni dei Beatles.

Di loro si sa tutto e anche di più, viste le leggende nate intorno a quei quattro di Liverpool che hanno rivoluzionato la storia del r'n'r. Qui vi proponiamo una classifica: le cento canzoni più belle dei FabFour. Troverete le cover di tanti album provenienti da tutto il mondo, Inghilterra, Usa, Giappone, Messico.... Rolling Stone l'ha stilata (e votata!) riferendosi al mercato Usa. Le prime dieci hanno una storia e un video... Ora tocca a voi dire la vostra: se sia meglio Strawberry Fields Forever o YesterdayHelp! o Something, per citare alcuni titoli. Andate, dunque, alla Gallery e cliccate, cliccate cliccate!. Prima, però, leggetevi questo pezzo davvero illuminante, scritto dal mitico Declan Patrick MacManus, in arte Elvis Costello, su Paul, John, George e Ringo... Buona lettura e... vinca la migliore! 
di Elvis Costello
La prima volta che ho sentito il nome Beatles avevo nove anni. Stavo trascorrendo le mie vacanze estive nel Merseyside e una ragazza del posto aveva una loro foto con i nomi scarabocchiati sul retro. Devo dire che la cosa non mi fece una grande impressione. Era il 1962 o il 1963, prima del loro viaggio in America. La foto era sfocata e non avevano ancora il look che li avrebbe contraddistinti in seguito. Ringo, poi, aveva i capelli pettinati all’indietro come se non fosse troppo convinto del taglio usato dagli altri e cercasse di chiamarsi fuori. Non m’interessava molto tutto ciò. Poco dopo capii che loro sarebbero stati la mia band.
La cosa più curiosa era che sia i loro genitori sia gli amici di Liverpool erano meravigliati e contemporaneamente orgogliosi del successo che stava riscuotendo il gruppo. Prima di loro, le uniche persone del nord dell’Inghilterra che avevano avuto successo erano state degli attori. Dopotutto anche gli stessi Beatles registravano per la Parlophone, un’etichetta che si occupava di commedie, poiché tutti li ritenevano un fenomeno passeggero. Io mi trovavo nell’età giusta per essere colpito dalla loro forza. La mia esperienza, che comprendeva ritagliare ogni loro foto possibile, risparmiare tutti gli spiccioli per potermi comprare ogni singolo o ep e assistere a ogni loro esibizione che avvenisse nella mia zona, divenne, in breve, una cosa comune a milioni di fan sparsi in tutto il mondo.
Non era la prima volta che accadeva ciò, ma i Beatles raggiunsero un livello di fama e apprezzamento riconosciuto solo a Charlie Chaplin, Brigitte Bardot ed Elvis Presley, oltre a qualche eroico astronauta, a ex presidenti e a campioni sportivi.
Ogni disco che usciva era uno vero e proprio shock. Se paragonati ai Rolling Stones, rabbiosi evangelisti del R and B, i Beatles suonavano in modo unico e distinto. Non solo avevano assorbito la lezione di Buddy Holly, quella degli Everly Brothers e di Chuck Berry, ma in più erano capaci di incidere anche delle loro composizioni. Grazie a loro scrivere il proprio materiale divenne fondamentale per chi voleva fare il musicista. Anzi, indispensabile.
In più John Lennon e Paul McCartney erano degli eccezionali artisti; McCartney era, ed è tuttora, un vero virtuoso, George Harrison non era un chitarrista che ti poteva far impazzire con degli assolo imprevedibili, ma potevi cantare ogni singola nota di quasi tutti i suoi attacchi. In più, quei break si adattavano perfettamente a ogni arrangiamento. Ringo Starr, poi, suonava la batteria in un modo così particolare che nessuno riusciva a copiare, anche se molti bravi batteristi ci hanno provato e hanno fallito nel tentativo. Infine, John e Paul erano dei cantanti incredibili. 
È indubbio che Lennon, McCartney e Harrison siano stati dei personaggi eccezionali. Non mi meraviglia sapere che canzoni del tipo di Ask Me Why o Things We Say Today sono uscite come b-side e che incisioni fantastiche come Paperback Writer, Rain, Penny Lane o Strawberry Fields Forever, ad esempio, diventavano immediatamente singoli di successo. Ogni loro disco era un evento. Furono capaci di crescere come gruppo passando dal racconto di semplici storie d’amore adolescenziali a quelle di adulti, Norvegian Wood tratta del lato amaro di un rapporto affettivo, per arrivare a temi importanti del tipo che non ti saresti mai aspettato di trovare in una canzone pop dal ritmo che acchiappa.
I Beatles furono il primo gruppo che decise come registrare le loro canzoni e a divertirsi nel farlo, trasformando tutto in un gioco. Per soddisfare le loro richieste, ingegneri del suono come Geoff Emerick inventarono delle tecniche, adesso ritenute cose abbastanza comuni, ma che per il tempo erano assolutamente rivoluzionarie e all’avanguardia. Prima dei Beatles c’erano persone in camice bianco che provavano a fare esperimenti, senza però andare oltre i limiti tecnici consentiti dalle macchine. Sempre seguendo delle regole ben precise. Con loro, s’iniziò, ad esempio, a sbilanciare i canali fino a saturarli o a mischiare un cantato tranquillo e rilassato con una base dal volume esageratamente alto come in Strawberry Fields Forever. Un’incredibile autorizzazione a osare fu messa a disposizione di qualsiasi musicista, da quelli della Motown fino a personaggi del calibro di Jimi Hendrix.
I miei album preferiti sono Rubber Soul e Revolver. In entrambi erano presenti riferimenti ad altre sonorità che giravano in quel periodo, il R and B, Dylan, la psichedelia, ma tutto era reso in maniera non scontata e in modo tale che diventava quasi impossibile datare il disco. Era come se fossero fuori dal tempo. Quando ascoltavi Revolver, ti rendevi subito conto che dentro c’è qualcosa di differente. Hey! Nella foto sul retro indossano occhiali da sole in un interno e non guardano dritti nella macchina fotografica... La musica poi, così strana, ma anche così viva. Se avessi dovuto scegliere la mia canzone preferita, avrei detto And Your Bird Can Sing, no, avrei optato per Girl, nemmeno, forse For no One...
L’album finale, quello dello scioglimento, Let It Be, contiene canzoni che sono, al contempo, bellissime e incasinate. Credo che l’ambizione e la fragilità umana, alla fine, s’insinuino in ogni gruppo, ma loro riuscirono lo stesso a dare delle performance incredibili. Quando andai a Leicester Square per vedere il film Let It Be uscii dal cinema portandomi dentro uno strano senso di melanconia e di fine di un periodo.
Una persona, poco tempo fa, mi ha dato una raccolta di filmati in cui si mostra come la band sapeva essere spiritosa e divertente. E, soprattutto, brillante. In una scena McCartney spiega ai giornalisti che il gruppo apparirà, prossimamente, all’Ed Sullivan Show. Poi girandosi verso la telecamera ammicca e aggiunge: “Eccoci qui! Ciao Ed e Mrs. Ed”. Al che Ringo s’intromette e aggiunge: “E ciao anche a te Mr. Ed”. Magari era tutto pianificato, ma sembrava tutto molto naïve e improvvisato.
Un anno dopo, tutto è cambiato. Le immagini li mostrano alla conferenza stampa del loro ultimo tour a Los Angeles. Giacca e cravatta appartengono al passato. I quattro cercano di svicolare ai vari tentativi di provocazione lanciati dalla stampa e appaiono stanchi e disincantati. Talvolta annoiati. A un certo punto, provocati dal critico della rivista Time che chiedeva se veramente Day Tripperparlasse di una prostituta e Norvegian Wood di una lesbica, McCartney prende la parola e in nome del gruppo risponde tutto serio che: “Noi cerchiamo solo di scrivere canzoni che parlano di prostitute e lesbiche”. Tra le risate generali dei presenti si sente Paul sibilare ai suoi amici, “Basta, finiamola qui”. L’impressione è che ne avessero abbastanza di quel circo. La parola Beatlesque è diventata un vocabolo comune per definire uno stile. Le loro sonorità le puoi ascoltare, ad esempio in Harry Nilsson, in Around the World in a Day di Prince, in diverse hit degli ELO e in quelle dei Crowded House e nelle ballate di Ron Sexsmith. Ti accorgi che Kurt Cobain ascoltava i Beatles per poi mischiare le loro idee con il punk e il metal. Inoltre li incontri anche nei lavori dei Knickerbrockers, come Lies e in Shake Some Action dei Flamin’ Groovies. Le idee e gli sperimentalismi del White Album sono stati una fonte d’ispirazione per parecchi artisti di vario genere. Si va da OutKast ai Radiohead, dai Green Day a Joanna Newson.
Nel 1999, poco dopo la morte di Linda McCartney, Chrissie Hynde organizzò un tributo, il Concert For Linda, cui parteciparono diversi musicisti. Io ero fra gli invitati. Durante le prove stavo cantando con Paul una canzone di Ricky Nelson, quando lui mi chiese di suonare All My Loving. "Posso cantarla con te?", accennai timidamente. Lui mi guardò e sorridendo replicò: “Sì, perché no?”. Avevo avuto solo trentacinque anni per essere pronto per un’occasione simile e alla fine, quel momento tanto sognato era arrivato. C’è un significato veramente profondo nel testo di quella canzone, anche se scritta tanto tempo prima che Paul incontrasse Linda: “Close your eyes and I’ll kiss you/Tomorrow I’ll miss you/Remember I’ll always be true". Al momento dello show ci fu una sorpresa. Quando Paul iniziò a cantare, il pubblico iniziò a cantare a suo volta e a voce così alta da coprire le nostre stesse voci. Una cosa emozionante, ma anche sconcertante. Solo allora compresi la vera ragione del perché i Beatles avevano deciso di non voler più suonare dal vivo. Le canzoni non erano più di loro proprietà, oramai appartenevano al mondo intero.



Da www.rollingstonemagazine.it/musica/notizie/vota-le-100-migliori-canzoni-dei-beatles/49682 

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